Friday, September 5, 2014

I contributi delle donne alla scienza (Di Margherita Hack)

Intervento di Margherita Hack sul sito dell'Università Bocconi.


Nella storia e nella cultura, le donne sono state generalmente emarginate, le cose sono leggermente cambiate nell'ultimo secolo, almeno nei paesi industrializzati.

Nei secoli, le donne in grado di ricevere una istruzione erano quelle nei conventi, per questo erano spesso indirizzate verso le materie umanistiche; le scienze matematiche e fisiche richiedevano una preparazione specifica e molto diversa. Questo trend persiste nelle università ancora oggi anche se in misura molto minore, e da qui nasce il pregiudizio che le donne non siano portate per le materie più scientifiche.

Nonostante ciò, nella storia sono emersi i nomi di numerose scienziate donne, che hanno portato importanti contributi allo sviluppo della scienza. Oggi le donne scienziate sono in numero estremamente più elevato ed in ogni campo del sapere.

Sebbene i contributi delle donne siano oggi più riconosciuti, generalmente per poter emergere le scienziate devono lavorare più dei colleghi e persistono ancora molti pregiudizi e stereotipi. Inoltre, nonostante ormai numericamente ricercatori uomini e donne si eguagliano, appena si passa al livello superiore le donne sono meno del 30% ed appena il 10% dei professori ordinari.


Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia in cui babbo e mamma erano perfettamente eguali, si dividevano i compiti in piena parità, e che non mi hanno mai imposto comportamenti o giocattoli legati a stereotipi sessuali. Anche lo sport che ho praticato per parecchi anni mi ha aiutato a sviluppare quella competitività che e necessaria per riuscire nell'atletica come nella scienza, per vincere sportivamente, allenandosi e studiando e avendo la costanza di perseguire lo scopo di battere un record o di ottenere un risultato scientifico, senza scoraggiarsi davanti agli insuccessi, perseverando con costanza.
Credo perciò che l'ambiente familiare in cui ho avuto la fortuna di nascere sia stato estremamente importante per darmi fiducia nelle mie possibilità, e per non provare complessi di inferiorità che ho spesso notato in colleghe della mia generazione e anche più giovani.



Quasi sempre si attribuisce questa scarsa presenza femminile nei livelli più alti all'impegno familiare, alle cure dei marito e dei figli, e si chiede un maggiore impegno dello stato nel fornire asili nido, scuole materne, scuole a tempo pieno. Giustissimo! Però rarissimamente si afferma il diritto delle donne e il dovere degli uomini di dividersi al 50% le cure familiari, dalle più umili alle più importanti, anche se la legislazione familiare dà alle donne la possibilità di rivendicare questa reale parità. Sta alle giovani donne educare i propri compagni e ai giovani uomini di incitare le loro compagne ad affermarsi nella vita.


 

All they want is to go to school



Giovani studentesse Nepalesi attraversano un fiume per andare a scuola.

"There are so many children in the world who are deprived of education. They don't want a playstation, an iPad; all they want is to go to school...It is my dream that every child in every corner of the world be educated.
- Malala Yousafzai                    

Girls, not brides.

L'articolo 26 della Universal Declaration of human rights afferma il diritto di ognuno ad una educazione, purtroppo non sempre ciò accade. Questo diritto fondamentale ad una educazione, per molte bambine e ragazze viene infatti minacciato principalmente dal loro genere, dal luogo in cui vivono e dalla loro condizione economica.Per moltissime ragazzine nel mondo andare a scuola è un sogno, tutto ciò che desiderano, ma sono invece costrette a lavorare, sposarsi o prostituirsi per sopravvivere. 

In un recente articolo sull'Huffingtonpost, Megan Foo ci spiega Why Should We Invest in Girls' Education?

1- La educazione è un diritto fondamentale, dovrebbe esserne garantito un accesso universale, non essere un privilegio come spesso viene vista.

2- È un'arma in favore dell'uguaglianza dei generi. Investendo nella educazione delle ragazze, esse avranno la possibilità non solo di arricchire la propria cultura e realizzare i propri diritti di base, ma anche di contribuire più equamente ed attivamente nella società. 

3- È la chiave per alleviare la povertà nei paesi economicamente meno sviluppati

4- Strumentale per portare crescita economica. Statisticamente, le ragazze che hanno un anno in più di scolarizzazione rispetto alla media nazionale (USA) possono guadagnare il 10-20% di più.

5- Essenziale per ridurre il numero di matrimoni infantili. Es: in Tanzania, le donne che ricevono una educazione secondaria hanno il 92% in meno di probabilità di essere obbligate a sposarsi in infanzia od adolescenza rispetto alle donne con una sola educazione primaria. 

6- Una formula efficace per la realizzazione personale. Le donne con una educazione formale non sono solo più consce dei propri diritti ma sono anche in grado di difendersi quando i propri diritti umani fondamentali sono compromessi o violati. 

7- Correlato negativamente con percentuali di morti di parto od infantili. Le donne che ricevono una educazione formale sono più informate circa i rischi e le precauzioni da prendere in gravidanza, come curarsi dei propri neonati e della importanza di una alimentazione e cure mediche adeguati. 

8- Critica diminuzione del tasso di fertilità. L'educazione fornisce conoscenze circa il controllo delle nascite, family planning... questo permette allle donne di avere più tempo tra un figlio e l'altro, e quindi poter meglio curarsi di ognuno e meglio distribuire le risorse familiari. 

9- Miglioramento delle condizioni di salute delle donne. Le ragazze con almeno 6 anni di educazione scolastica tendono maggiormente a proteggersi da malattie come HIV/AIDS ed altre. 

10- Una importante possiblità di cambiamento nella nostra società per quanto riguarda gli stereotipi di genere, creare una cultura di base che si tramanda nelle famiglie; è dimostrato che le madri che hanno una educazione scolastica tendono a mandare i figli a scuola più delle madri senza una educazione formale.


Spesso, matrimonio infantile, traffico di esseri umani e prostituzione vengono visti come una alternativa ad una educazione. Anche oggi in tutto il mondo 14 milioni di bambine e ragazzine si sposano o vengono date in sposa ogni anno. Questo è un problema enorme, innanzi tutto perchè nega a ragazzine di 6, 10, 15 anni di vivere una infanzia ed una adolescenza normale, passando direttamente al ruolo di casalinga e procreatrice, ma anche a causa delle violenze sessuali, della mortalità altissima e dell'abbandono della scuola.
Prevalentemente vittime del matrimonio infantile sono le bambine e ragazze, come mostrano i dati in questa infografica creata da Girls Not Brides, una NGO e “global partnership committed to ending child marriage”. 
 

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We ALL can do it!

We ALL can do it! Feminism is worthless without intersectionality and inclusion!


Il femminismo non è solo per donne bianche, donne grasse, donne belle o donne brutte, donne intelligenti, donne omosessuali... Non è nemmeno solo per donne!! ;)

Oppressed Majority by Éléonore Pourriat

Il sessismo di tutti i giorni: un uomo viene esposto al sessismo ed alla violenza sessuale in una società dominata dalle donne.

"Oppressed Majority" è un cortometraggio della regista francese Éléonore Pourriat che rappresenta un mondo dove uomini e donne si sono scambiati di posto; gli uomini sono questa volta nella posizione di minoranza oppressa. Così facendo si crea un senso di incoerenza ed ingiustizia molto forte, che colpisce per la sua assurdità chiunque lo guardi, donna o uomo.


Bill Nye the Science Guy ha le idee chiare!

Bill Nye, meglio conosciuto come “Bill Nye the Science Guy” ha una semplice ed interessante visione del rapporto che dovrebbe esistere tra il mondo scientifico e le donne. 

(Richard Dawkins non sembrerebbe altrettanto entusiasta..)


Purtroppo però i dati circa gli Stati Uniti non sono troppo incoraggianti...

[ Data source: National Science Foundation http://www.nsf.gov/statistics/seind12/append/c5/at05-17.pdf ]


Sheryl Sandberg - Why we have too few women leaders

Sheryl Sandberg (28 agosto 1969) è conosciuta soprattutto per il suo ruolo di Chief Operating Officer (direttore operativo) di Facebook; dal 2012, Sheryl è la prima donna ad essere eletta nel consiglio d'amministrazione dell'azienda. Prima di Facebook ha lavorato anche per Google e come Chief of staff per il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d'America.


Il primo libro di Sheryl Sandberg è intitolato “Lean In: Women, Work and the Will to Lead” (2013) (“Facciamoci avanti – Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire”), e tratta di business leadership, problemi legati alla mancanza di donne al governo e nelle posizioni di leadership e le donne nel mondo del lavoro. In pochi mesi il libro ha venduto più di un milione di copie, e si è trovato al top delle classifiche di bestsellers.


Nel 2010 Sheryl ha partecipato ad una TED Talk con un intervento molto interessante: “Why we have too few women leaders” (“Perchè le donne leader sono troppo poche”).



Diciamocelo: la maggior parte di noi donne oggi è fortunata, abbiamo molta più libertà di scelta di quanta ne avessero le nostre madri e le nostre nonne, e la maggior parte di noi è cresciuta in un ambiente dove le venivano riconosciuti i basilari diritti umani. Incredibilmente, però, ancora non è così per tutte le donne del mondo.

Nonostante tutto, anche nella nostra società “occidentale” e moderna non è tutto perfetto. In nessuna parte del mondo le donne hanno le stesse possibilità e gli stessi ruoli di leadership e di rappresentanza che spettano agli uomini, tantomeno ai livelli più alti. Un esempio: di 190 capi di stato solo 9 sono donne e solo il 13% di tutti i parlamentari al mondo sono donne. Inoltre, un altro problema è che le donne spesso devono prendere decisioni molto più difficili tra successo professionale e soddisfazione e realizzazione personale. Solo un terzo delle donne con una carriera di successo ha figli, in contrasto con i due terzi degli uomini.
La domanda quindi è: come possiamo risolvere questo problema, come cambiare questi numeri per migliorare le cose, come possiamo fare in modo diverso?
Mantenere le donne nella forza lavoro è una delle risposte. Molte donne lasciano il lavoro, per una ragione od un'altra (e finiscono per dipendere finanziariamente da qualcun'altro, spesso il marito). La maggior parte lascia il lavoro per seguire la crescita dei figli, ed ovviamente è una giusta scelta che ogni donna è libera di prendere. 


Cosa accade però quando una donna decide di rimanere al lavoro? Sheryl ha 3 consigli: 

1. “Sit at the table” (partecipare e farsi avanti)
Molte ricerche mostrano questo fatto: le donne sistematicamente sottovalutano le proprie abilità, al contrario degli uomini, che tendono a sopravvalutarle leggermente. All'ingresso del mondo del lavoro dopo l'università, il 57% degli uomini discute il proprio salario, ma solo il 7% delle donne lo fa. E soprattutto, gli uomini tendono a fornire attribuzioni interne (impegno, abilità) per il proprio successo, mentre le donne le allocano all'esterno (fortuna, aiuto ricevuto, difficoltà del compito). In generale, gli uomini sembrano essere più sicuri di sé rispetto alle donne.
Tutto ciò è estremamente importante per quanto riguarda la propria carriera, perchè per avere successo bisogna volerlo, bisogna impegnarsi, ma soprattutto è necessario credere di meritarsi la promozione ed il successo ed avere fiducia in sé stessi.
Il problema è che è mostrato che successo e “likeability” (“Essere piacevoli”) sono correlati positivamente per gli uomini, ma negativamente per le donne. Ciò significa che esistono standard diversi per giudicare le qualità dei due sessi.
La soluzione a tutto ciò è semplice: “We've got to get women to sit at the table”. Le donne devono essere presenti, partecipare, devono poter portare ciò che sanno fare per contribuire e dimostrare che non sono inferiori solo perchè donne.

2. “Make your partner a real partner”
Nella situazione in cui un uomo ed una donna lavorano a tempo pieno ed hanno un bambino, i dati mostrano che mediamente la donna farà il doppio dei lavori casalinghi ed il triplo di quelli legati alla cura del bambino; il carico di lavoro sulle donne lavoratrici con figli è quindi solitamente molto maggiore rispetto a quello degli uomini.
Quando si renderà necessario che uno dei genitori si occupi a tempo pieno di casa e figli, chi credete che sarà dei due a lasciare il proprio lavoro? Solitamente sono le donne. Questo accade non solo per gli istinti materni che sicuramente entrano in gioco, ma anche e soprattutto perchè spesso, la società spinge i ragazzi più che le ragazze a ricercare il successo e realizzarsi anche al di fuori della famiglia.
È quindi necessario rendere il lavoro casalingo e la cura dei figli altrettanto importante per entrambi i sessi se vogliamo rendere i ruoli “di genere” più equi.

3. “Don't leave before you leave”
Quando una donna comincia a pensare di volere un figlio, in quel momento comincia anche a pensare a come fare posto a questo bambino nella propria vita, come conciliarlo con tutto ciò che fa ora. E da quell'esatto momento smette di alzare la mano, di esporsi, non chiede una promozione, non si propone per un nuovo progetto lvorativo. Spesso questa dinamica si attiva molto in anticipo rispetto alla gravidanza, quando una donna si fidanza o si sposa, ad esempio, comincerà a mettere in conto la possibilità di allargare la famiglia, e da quel momento smette (e spesso le viene detto di smettere) di cercare di avanzare.
Ovviamente, dopo la maternità, è molto difficile per la maggior parte delle donne tornare a lavorare, e se ci si è fermati anni fa nella ricerca di nuove opportunità, sarà difficile ricominciare. Per questo Sheryl incita a non togliere mai il piede dall'accelleratore fino al giorno esatto in cui si lascia, non lasciare ancora prima di essersene andati.